Putin è davvero l’uomo più ricco del mondo?

di Irene Soave

A quanto ammonta il patrimonio del leader della Russia? Sul sito del Cremlino dichiara poche propriet. Ma c’ chi stima che disponga di 200 miliardi di dollari. Numerose fughe di notizie sembrano alludere a ricchezze sterminate di propriet di persone a lui vicine. Come la faraonica villa sul Mar Nero svelata da Navalny

Ora che gli Stati Uniti minacciano di colpire direttamente Vladimir Putin con sanzioni ad personam nell’eventualit che la Russia invada l’Ucraina — ma il portavoce del Cremlino ha gi risposto che per lui non sarebbero un danno — si risolleva la questione della ricchezza personale del presidente russo. Per gli osservatori internazionali e le diplomazie occidentali incontestabile — ancorch difficile da circostanziare — che le fortune di Putin siano sterminate e comunque assai pi vaste di quanto dichiarato dal Cremlino. Nel 2017, in un’audizione al Senato americano, la sua ricchezza personale fu stimata in 200 miliardi di dollari di denaro sporco messi via in anni di potere assoluto, segretamente. Una fortuna che ne farebbe verosimilmente l’uomo pi ricco del mondo, se oggi, quattro anni dopo, il titolo ufficiale va a Elon Musk con i suoi 238 miliardi. Eppure la ricchezza di Putin come la proverbiale araba fenice: che ci sia, ciascun lo dice, ma da dove provenga, a quanto ammonti e soprattutto dove sia restano a oggi notizie perlopi misteriose, che gi molti suoi rivali e oppositori — da Obama a Navalny — hanno tentato di indagare.

Le ricchezze dichiarate da Putin (e quelle occultate all’estero)

Il Cremlino, alla voce trasparenza, dichiara
propriet e rendite modeste per un capo di Stato. Un salario pubblico di circa 130 mila euro l’anno (dato 2020). Un appartamento da 77 metri quadri. Un garage da 18 metri quadri, due auto vintage Volga GAZ M21, un Suv Lada Niva, una roulotte. Tutti questi beni, cio tutte le propriet di Putin, si trovano in Russia, si legge nella dichiarazione. In pochi, nel mondo, lo credono. Ancora oggi, venerd 28 gennaio, un diplomatico britannico sul Times di Londra parla di Londongrad, alludendo alla collocazione di una parte delle ricchezze occultate dall’entourage del presidente in investimenti e immobili nella capitale del Regno Unito, con la sostanziale protezione del governo conservatore, che dalla Russia riceve peraltro ingenti donazioni (2 milioni di sterline da donatori russi solo nel 2019).

L’unica stima esistente (mai spiegata): un patrimonio di 200 miliardi

In un’audizione al Senato americano, nel 2017, il super imprenditore Bill Browder (diventato molto critico del Cremlino dopo una vita a capo di uno dei pi grandi fondi d’investimento in Russia, l’Hermitage Capital Management) ha stimato la fortuna personale di Putin in 200 miliardi di dollari, abilmente occultati all’estero. Ma non ha mai spiegato come fosse stata calcolata questa sua stima. Esiste una generale sensazione — riportata alla ribalta sulla stampa di tutto il mondo in questi giorni proprio dalla dichiarazione di Biden sulle sanzioni personali — che
la ricchezza di Vladimir Putin sia, per chiunque all’infuori di lui, sostanzialmente incommensurabile e irrintracciabile, e comunque perlopi nascosta fuori dal suo Paese.

La villa sul Mar Nero da 1,1 miliardi: provento di una maxi-tangente

Anche tra le sole propriet dichiarate in Russia, comunque, l’elenco del Cremlino non completo. Non vi figura, ad esempio, la faraonica villa sul Mar Nero, a Gelendzhik, la cui esistenza stata svelata un anno fa dai droni della Rete anticorruzione dell’oppositore Aleksej Navalny. Sopra la villa ci sono diversi chilometri quadrati di no-fly zone, e il palazzo, 14 mila metri quadri a Gelendzhik, sul Mar Nero, quasi pi uno staterello indipendente che una residenza di vacanza. Sovrastato da zona antiaerea; circondato da recinzioni inespugnabili con posti di blocco, un porto, le proprie guardie, una chiesa. La Versailles di Gelendzhik circondata da possedimenti accatastati grandi 39 volte il Principato di Monaco, tra cui 7.500 ettari di parco, vigneti e persino allevamenti di ostriche. Il parco e i dintorni sono gestiti nientemeno che dal Servizio Federale per la Sicurezza della Federazione, organo speciale di sicurezza nato sulle ceneri del Kgb, di cui Putin stato anche presidente. Gli arredi, secondo quanto era filtrato dalle ditte affidatarie — tra cui le aziende di artigianato italiane Pozzoli e Citterio Atena — altrettanto faraonici. Alla villa, il principe degli oppositori Navalny aveva dedicato addirittura un sito, palace.navalny.com, dove possibile navigarla virtualmente in ricostruzioni documentate e decine di foto satellitari della cittadella, prese dallo staff dell’oppositore con molta fatica. il pi grande segreto della Russia, scriveva Navalny un anno fa. La villa sarebbe costata 1,1 miliardi di euro e sarebbe stata donata a Putin come una maxi-tangente. L’inchiesta di Navalny ricostruisce per filo e per segno la storia delle propriet della villa, elencando i vari prestanome incaricati di detenerne le chiavi d’accesso e le rispettive affiliazioni con Putin. Formalmente il palazzo apparterrebbe all’uomo d’affari Alexander Ponomarenko. Ma nessun imprenditore ha una no-fly zone internazionale sulla sua villa, o vanta la guardia presidenziale come security.

Venti ville, 15 elicotteri, 43 aerei, due yacht: l’inchiesta di Boris Nemtsov

Gi nel 2021, l’oppositore Boris Nemtsov — poi assassinato — aveva redatto un’inchiesta sulla fortuna segreta di Putin, intitolata La vita di uno schiavo: palazzi, yacht, macchine, aeroplani e altri accessori. Secondo le indagini di Nemtsov, mai davvero smentite, il presidente possedeva allora — sono beni a sua disposizione, fu la difesa del Cremlino — venti propriet immobiliari tra ville e palazzi, 15 elicotteri, 43 aerei , due yacht di cui uno a cinque ponti con bagni in marmo. Di tutto questo lusso era evidente al pubblico soprattutto la passione per gli orologi: un Patek Philippe con calendario perpetuo col quale fu fotografato spesso, una collezione di Blancbain Aqua Lung Grand Date, un Lange & Shne Tourbograph (da 500mila euro). Li ostenta e ne fa propaganda: a un operaio ha regalato un Blancpain Aqualung da 10mila euro, mentre visitava la fabbrica, e ne ha dato un altro a un bambino siberiano nel 2009.
Tre anni dopo l’inchiesta, nel 2015, Nemtsov — gi vicepremier durante la presidenza Eltsin — fu ucciso in pubblico, a Mosca, dopo cena, da cinque ceceni.

L’amico violoncellista e le rivelazioni di Panama Papers e Pandora Papers

Anche nei Panama Papers — il leak di documenti di uno studio legale panamense con cui nel 2016 l’International Consortium of Investigative Journalists rese pubblici i conti offshore segreti dei potenti del pianeta — ci sono rivelazioni sui miliardi messi via segretamente da Vladimir Putin in anni di potere assoluto. Una figura appare chiave: quella del violoncellista di San Pietroburgo Sergej Roldugin, amico d’infanzia del presidente e vero custode, cos sembra, di almeno due miliardi di dollari per suo conto. L’International Consortium ha attribuito all’artista una doppia vita: da un lato, musicista e professore modesto anche se famoso; dall’altro, sovrano di un impero offshore.
A Roldugin vengono attribuite quattro imprese, attraverso cui sarebbero circolate decine di milioni di rubli al giorno, appartenenti ad oligarchi russi del cerchio magico. Questi soldi sarebbero stati poi destinati a trasferimenti sospetti, acquisti strategici per il Paese, o costruzioni. Nei Panama Papers, comunque, non ci sono pistole fumanti a carico di Putin. Solo indizi, come riassume la Novaja Gazeta (che fa parte dell’Icij), di una ricchezza inspiegabile.

La figlia segreta e le rivelazioni dei Pandora Papers

Pi sugose, anche se ugualmente indirette, le rivelazioni dei Pandora Papers, nel 2021. Ancora a cura dell’Icij, il leak ricostruisce i tesori in paradisi fiscali e scatole cinesi di molti capi di stato, dal premier ceco Babis a Tony Blair. C’ naturalmente di mezzo anche Putin. Come sempre, il suo nome non appare nelle carte, ma ci sono quelli di molti degli uomini e delle donne a lui pi vicini e diventati miracolosamente ricchissimi: tra loro, Svetlana Krivonogikh, che nel giro di pochi anni, a partire dalla fine degli anni Novanta, divenne incredibilmente ricca, acquistando yacht, appartamenti e case a Mosca e San Pietroburgo (per un valore stimato di almeno 100 milioni di dollari). Krivonogikh era diventata l’amante di Putin, da cui avrebbe anche avuto un una figlia. Poche settimane dopo la nascita della bambina, Krivonogikh sarebbe diventata la beneficiaria di una societ offshore che ha comprato per 3 milioni e 600 mila dollari una residenza affacciata sul mare nel Principato di Monaco. Un affare gestito dagli stessi fiduciari che lavorano tuttora per gli oligarchi pi vicini al presidente Putin.

Come Vladimir Putin ha accumulato una tale ricchezza

Le rivelazioni periodiche sulla vera ricchezza di Putin, insomma, si susseguono regolarmente sin dai primi anni del suo ventennio (ormai superato) al potere. Senza che mai la vera estensione del suo patrimonio sia nemmeno, concretamente, circoscritta. Tra gli osservatori si sono sviluppate, comunque, diverse teorie sulla genesi di questo patrimonio.
Gli analisti finanziari di Forbes, per esempio, parlano di Modello Khodorkovsky, dal nome del gi proprietario dell’azienda petrolifera Yukos, Mikhail Khodorkovsky, poi imprigionato, esiliato e diventato oppositore. Al massimo della sua fortuna, Khodorkovsky possedeva un patrimonio personale di 3,7 miliardi ed era il pi ricco in Russia. Un anno dopo era stato arrestato e i suoi beni congelati. opinione comune che i suoi beni siano passati direttamente nelle mani del Presidente. ancora Bill Browder a raccontare, di prima mano, il patto con gli oligarchi stretto da Putin dopo l’arresto di Khodorkovsky: il presidente pretenderebbe dagli oligarchi del Paese il 50% dei loro proventi. Chi si rifiuta, finisce in prigione e — come Khodorkovsky — finisce per dargliene il 100%.
Da un conteggio simile verrebbe, ad esempio, la stima della fortuna di Putin: i 200 miliardi che Browder aveva ipotizzato nell’audizione al Senato del 2017 sarebbero esattamente la met della somma generale dei patrimoni degli oligarchi.

La teoria degli scagnozzi

Un’altra teoria quella dell’economista svedese Anders Aslund, che nel 2019 ha scritto Russia’s Crony Capitalism, grossomodo il capitalismo russo degli scagnozzi. Come scagnozzi mafiosi, amici e famigliari del presidente, e persino suoi dipendenti, bodyguard, persone di servizio, fanno lavori sporchi, si intestano beni, violano regole. Lui li fa prosperare, e in cambio pretende un pizzo. Ciascuno ha patrimoni personali altissimi per un russo comune, ma non esorbitanti: Putin terrebbe ciascuno dei suoi scagnozzi tra i 500 milioni di dollari e i 2 miliardi. Un esempio perfetto il suo ex compagno di judo Arkady Rotenberg, che ha ricevuto contratti miliardari per quasi tutta la fornitura delle olimpiadi di Sochi. O l’ex genero Kirill Shamalov, grande dirigente della banca d’affari Gazprombank. O Sergei Roldugin, gi menzionato.

E se Putin non possedesse davvero (quasi) nulla?

C’ anche per chi sostiene che Putin davvero non possieda molto, in senso stretto, all’infuori delle propriet dichiarate sul sito del Cremlino. Tutto il resto sarebbe davvero di propriet di altri, o a disposizione come bene governativo, dagli yacht agli aerei. Tutti orpelli di un potere assoluto che lui, effettivamente, esercita; nulla di veramente suo. Alcuni analisti sono dell’idea che il potere di Putin sia cos vasto — compreso il potere di farsi cedere quote, o intere aziende, con uno schiocco di dita — che lui davvero possa far credere di essere molto ricco ma in realt, concretamente, non esserlo.

Gi Obama indagava sulla ricchezza di Putin

Gi Barack Obama, quando a fine 2016 aveva promesso a Putin una rappresaglia per la smaccata interferenza russa sul voto negli Stati Uniti, era stato consigliato dagli analisti della sua intelligence a rendere pubblica la grande ricchezza di Putin. Questa operazione — almeno pubblicamente — non si fece per mai, e l’opinione di molti osservatori fu che gli Stati Uniti non volessero firmare una campagna di questo tipo, rendendola meno credibile agli occhi degli stessi russi, che la rivelazione delle ricchezze del loro sovrano avrebbe dovuto invece esasperare. Non sarebbe stata una grande rappresaglia, osservavano invece altri: i russi erano al corrente della corruzione della loro classe dirigente, e gi inchieste di vario tipo (Nemtsov, i Panama Papers) avevano mostrato che Putin metteva probabilmente via nell’ombra un grande patrimonio. Tutto sommato il consenso dello zar sembrava non vacillare. Ora Joe Biden ha promesso — senza specificare oltre — sanzioni personali alla ricchezza di Putin, se lui decidesse, perch la decisione in capo a lui solo, di invadere l’Ucraina. La minaccia non stata meglio circostanziata, e non impensabile che si basi su informazioni di intelligence ottenute negli ultimi anni, tenute come arma segreta da usare al momento buono.


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