I numeri che preoccupano Facebook

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Gioved 3 febbraio 2022

I numeri che preoccupano Facebook
editorialista di andrea marinelli

Per la prima volta in 18 anni, da quando Mark Zuckerberg fondò il suo social network in un dormitorio di Harvard, sono diminuiti da un trimestre all’altro gli utenti giornalieri di Facebook: è un calo marginale ma, come ci racconta Martina Pennisi, potrebbe avere una portata storica, e non è l’unico numero a preoccupare Meta.

Intanto Vladimir Putin continua ad ammassare truppe ai confini dell’Ucraina, gli americani hanno colpito un grosso bersaglio di al Qaeda in Siria, un nuovo rapporto prova a spiegare le origini della misteriosa sindrome dell’Avana e Kim fornisce spiegazioni sul suo costante, e altrettanto misterioso, dimagrimento: che sia davvero preoccupato per la carestia che ha colpito il suo popolo, come suggerisce la propaganda di Pyongyang? Di certo non potrà consultare i due attesissimi libri di ricette che sono finiti sul fondale dell’Atlantico a causa di una tempesta.

A Pechino, nel frattempo, l’Italia del curling ha esordito alle Olimpiadi invernali con la «mossa del pinguino», mentre a Genova si presenta il nuovo proprietario americano del Genoa, «Wanderman», che promette di riportare ai vertici la squadra più antica del calcio italiano.

Buona lettura!

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1. Calano per la prima volta gli utenti di Facebook
editorialista

imageUn murale nell’ufficio di Facebook a Menlo Park, California (foto Ap/Jeff Chiu)

Sono due i numeri della trimestrale di Meta che stanno facendo discutere e hanno causato un crollo delle azioni superiore al 20%. Il primo è 1 miliardo e 929 milioni, che sono gli utenti giornalieri di Facebook a fine dicembre. Il trimestre precedente si era chiuso a 1 miliardo 930 milioni. Quindi: non solo il social network di Mark Zuckerberg non cresce, ma per la prima volta nella sua storia perde utenti. Anche se si tratta solo di un milione circa e gli utenti mensili sono in leggero aumento, non è un’indicazione trascurabile perché vuol dire che la curva di crescita di Facebook ha sostanzialmente raggiunto il plateau, termine con cui abbiamo iniziato a prendere confidenza in pandemia: è piatta. Il segno meno si registra inoltre anche nel ricco — per valore del singolo utente — mercato domestico, e questa è un’altra fonte di preoccupazione.

«Le persone hanno molte scelte su come vogliono trascorrere il loro tempo e app come TikTok stanno crescendo rapidamente» ha dichiarato Zuckerberg nella chiamata con gli analisti, mettendo l’accento sulla concorrenza e provando probabilmente a mandare un messaggio ai regolatori che lo accusano di soffocarla. Il secondo numero importante è 10 miliardi di dollari, che è la perdita stimata dal chief financial officer Dave Wehner per le entrate pubblicitarie di quest’anno a causa delle modifiche di Apple al sistema operativo degli iPhone, che ora chiede ai suoi possessori il permesso di farsi tracciare dalle app. Le schermaglie, inizialmente mediatiche, sulla privacy fra l’amministratore delegato della Mela Tim Cook e Zuckerberg hanno dunque risvolti concreti e costosi.

2. Le foto inquietanti dai confini ucraini
editorialista
di giuseppe sarcina, corrispondente da washington

imageI mezzi e le batterie anti missili schierati dalla Russia alla frontiera con la Bielorussia (foto Maxar Technologies)

Ieri sera, notte in Italia, il New York Times ha pubblicato tre immagini satellitari scattate di recente ai confini dell’Ucraina. La più inquietante mostra una concentrazione di mezzi e di batterie anti missili alla frontiera con la Bielorussia. Gli analisti segnalano, in particolare, lo schieramento dei sistemi di razzi a corto raggio Iskander. Hanno una gittata di 400 chilometri e quindi, in teoria, potrebbero raggiungere Kiev. Inoltre possono essere armati con testate convenzionali o nucleari.

Un altro fotogramma, datato 1° febbraio, riprende un nuovo insediamento militare a Novooozernoye, nella Crimea annessa da Mosca nel 2014. Infine ecco la foto di una vasta distesa di neve, a Persianovsky, nel sud della Russia, a metà strada tra Rostov e la regione ucraina del Donbass, controllata da formazioni filo Putin. Secondo la lettura degli esperti sarebbe un campo di addestramento per l’artiglieria pesante, come si deduce dai crateri che punteggiano il paesaggio in bianco.

Per il quotidiano americano i tre flash, elaborati da una società privata del Colorado, la Maxar Technologies, dimostrano come l’esercito russo continui ad ammassare truppe e, soprattutto a prepararsi per l’attacco all’Ucraina. La stessa convinzione è largamente condivisa a Washington, tanto alla Casa Bianca, come al Pentagono e, ormai, anche al dipartimento di Stato. Tuttavia l’amministrazione Biden non può rinunciare al dialogo con Mosca. Pena: lo sfaldamento del fronte occidentale fino a qui formalmente compatto.

Ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto al presidente americano di non assumere altre iniziative unilaterali, come l’invio di 3 mila soldati Usa in Polonia, Germania e Romania, al di fuori del quadro operativo della Nato. È nato anche un problema di linguaggio. Il leader ucraino Volodymyr Zelenski ha detto a Biden che è «un errore» parlare di invasione «imminente». E ieri pomeriggio la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha assicurato che l’aggettivo sarà depennato dalle dichiarazioni ufficiali del governo americano.

3. La grossa operazione americana in Siria contro al Qaeda
editorialista

imageL’edificio del raid americano ad Atmeh, in Siria (foto Ap/Ghaith Alsayed)

Un’incursione delle forze speciali Usa nel nord della Siria, un’operazione massiccia contro esponenti di al Qaeda ma che ha portato alla morte di 13 persone. Tra loro sei minori e quattro donne. Il Pentagono ha comunque parlato di successo. L’assalto è scattato nella notte con un impiego di elicotteri. I commandos statunitensi hanno circondato un’abitazione nella località di Atmeh, regione di Idlib, nota per la presenza di jihadisti. I militari hanno invitato alla resa le persone asserragliate in una casa ma, dopo un paio d’ore, chi era all’interno avrebbe aperto il fuoco usando fucili e lanciagranate. La battaglia è proseguita intensa e si è conclusa con un’esplosione che ha devastato l’edificio.

Sono state fasi concitate, con un elicottero costretto ad un atterraggio d’emergenza. Il velivolo — secondo il New York Times — ha avuto un’avaria e sono stati costretti a distruggerlo al suolo. Narrazione che potrebbe però nascondere un’altra tesi, quella di danni subiti per i tiri del nemico. Non è neppure escluso che vi sia stato un intervento dell’aviazione, con un conseguente bombardamento. Anche se il Pentagono ha negato che la deflagrazione che ha livellato la casa sia da attribuire al raid. È la nebbia di guerra, dove ognuno prova a creare uno schermo. Ci vorrà del tempo per avere una ricostruzione più precisa.

L’azione, considerata la più ampia dopo quella che portò all’eliminazione del Califfo al Baghdadi, avrebbe riguardato un bersaglio di alto valore, un terrorista non identificato, probabilmente legato alla fazione qaedista Hurras al Din, una piccola quanto tenace componente basata nel territorio siriano. Un esperto, Charles Lister, citando fonti locali, ha ipotizzato che l’obiettivo del blitz fosse Sami al Oraydi, leader del gruppo. Inoltre ambienti estremisti hanno accusato rivali del movimento Hts (ex al Qaeda) di aver favorito il blitz, un addebito non nuovo in una realtà dove gli Stati Uniti hanno spesso colpito decimando al Hurras. Frequenti, nei mesi scorsi, le voci sull’arrivo di personaggi di spicco, compreso Seif el Adel, uno dei grandi ricercati.

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4. Kim, deperito per la preoccupazione del popolo nordcoreano affamato
editorialista
di guido santevecchi, corrispondente da pechino

imageIl Maresciallo Kim Jong-un, leader supremo della Repubblica popolare di Corea

Dalla scorsa estate Kim Jong-un continua a dimagrire. L’ultima volta che è stato pesato a distanza, a giugno, dai medici dell’intelligence occidentale che studiano ogni sua foto, il Maresciallo aveva perso almeno una ventina di chili. Il dimagrimento è continuato e ha deciso di parlarne direttamente la propaganda nordcoreana. «Il fisico del nostro Rispettato Maresciallo Kim Jong-un è completamente deperito mentre soffriva per il popolo nordcoreano afflitto dalla crisi alimentare», ha osservato un’annunciatrice con voce molto addolorata durante un documentario trasmesso ieri dalla tv di Pyongyang.

Un rapporto dell’Onu stima che il 40% dei circa 23 milioni di sudditi della Dinastia Kim sia colpito da «insicurezza alimentare, denutrizione, sviluppo fisico ridotto a causa della carenza di cibo». Gli esperti si continuano a chiedere se Kim sia dimagrito volutamente, con una dieta ferrea proprio per mostrarsi vicino alla povera gente ridotta alla fame; o se sia malato; o se abbia deciso di perdere diverse taglie perché non si piaceva più obeso. La linea del Leader Supremo non è solo una questione da gossip: la sua stazza eccessiva, se legata a patologie, può avere un impatto sulla stabilità del regime.

I servizi segreti di Seul hanno valutato che nel dicembre del 2011, quando raccolse l’eredità del padre Kim Jong-il morto improvvisamente per un ictus (come il nonno e fondatore della dinastia Kim Il Sung), il giovane dittatore pesasse 90 chili. Già obeso per un uomo alto 170 centimetri con i tacchi. Nel giro di un paio d’anni arrivò a 140 chili. Probabilmente presi a causa di uno stile di vita poco sano e dalla passione per i superalcolici. Il rapporto indicava tra le cause anche lo stress che lo avrebbe reso bulimico. Qualche storico sostenne che il giovane Kim, che oggi ha 38 anni e ha appena celebrato il decennale al potere, avesse inizialmente deciso di appesantirsi per somigliare di più al nonno e incutere maggiore rispetto al suo popolo.

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5. Un nuovo rapporto sulla sindrome dell’Avana

imageL’amabsciata americana all’Avana, riaperta nel 2015, da cui tutto è partito (foto Getty/Chip Somodevilla)

(Guido Olimpio) Aggiungiamo una puntata al giallo noto come «sindrome dell’Avana». Un panel di esperti mobilitati dall’intelligence ha offerto la sua analisi, provvisoria come tutte le altre.

  • È possibile che i malesseri riportati da funzionari americani all’estero siano causati da un attacco. Capogiri, nausea, perdita di equilibrio sarebbero compatibili con un’azione aggressiva.
  • Torna lo scenario di un gesto ostile condotto con micro-onde, magari da una stazione mobile. Ad esempio un apparato piazzato su un furgone che prende di mira il personale diplomatico e gli 007.
  • Non vengono mosse accuse specifiche, ossia non sono indicati i possibili responsabili. Nei mesi scorsi i sospetti hanno riguardato i servizi cubani — tutto è iniziato con i primi casi nell’isola castrista nel 2016 —, russi, cinesi.
  • Gli specialisti sembrano escludere l’idea che l’intera storia sia un fenomeno di psicosi e scartano anche altri scenari emersi. Poche settimane fa la Cia aveva ridimensionato la vicenda ritenendo che non vi fossero prove evidenti di un piano doloso e restringeva le indagini solo a pochi episodi misteriosi. Tuttavia era sempre un rapporto ad interim e riteneva che fosse necessario andare avanti con l’inchiesta.

E allora non siamo ancora all’epilogo. Serve pazienza, anche se come notano molti commentatori è necessario dare al Paese una risposta. Per le implicazioni umane — ci sono persone che hanno sofferto — e diplomatiche.

6. I due libri di cucina che dormono con i pesci

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(Andrea Marinelli) Un paio di settimane fa, un cargo diretto da Singapore a New York ha incontrato una tempesta al largo delle isole Azzorre: la nave Madrid Bridge ha perso 60 container, altri 80 sono stati danneggiati. Fra quelli caduti nell’Atlantico, a quanto pare, ce n’era uno spedito dalla compagnia di trasporti editoriali Loadstar, che conteneva le copie appena stampate di due libri di cucina editi da Penguin Random House e molto attesi: quelli dello chef di New Orleans Mason Hereford e di Melissa Clark del New York Times. Il primo, Turkey and the Wolf: Flavor Trippin, sarebbe dovuto uscire il 15 febbraio ed è stato rimandato al 21 giugno; il secondo Dinner in One, era previsto a marzo ed è slittato al 6 settembre. È un incidente che accade di rado, ma neanche troppo: ogni anno centinaia di milioni di container vengono spediti in tutto il mondo, e in media 1.382 finiscono in mare.

I due autori, tutto sommato, hanno preso — e diramato — la notizia con ironia. «La buona notizia è che non ci sono stati feriti, cosa che può succedere in situazioni del genere», ha commentato Herefort su Instagram, postando una foto dell’album Nevermind dei Nirvana, quello con il bambino che nudo che nuota, per intenderci, in cui si intravede una copia del suo libro a coprire le parti intime del pargolo (che per quell’immagine continua a fare causa alla band, senza successo). «La cattiva notizia — ha aggiunto — è che i libri potrebbero essere in un container sul fondale dell’Oceano Atlantico». Questa storia, ha spiegato poi lo chef del ristorante Turkey and the Wolf, «è di certo la cosa più divertente successa finora nel 2022».

Anche Clark ha accettato la sventura con umorismo. «Per restare in linea con lo zeitgeist del 2022, mi dispiace informarvi che il mio libro di ricette potrebbe essere affondato nell’Oceano», ha spiegato su Instagram ai suoi 255 mila follower, mostrando la copertina del libro in bocca a uno squalo. «Mi piace pensare che, se sono in fondo all’Oceano, i nostri libri stanno insegnando ricette deliziose a intere scolaresche di pesci. Poseidone e le sue nereidi stanno pasteggiando con classe». A bordo della Madrid Bridge, ora sotto ispezione nel porto di Charleston, in South Carolina, c’erano 50 mila copie del suo libro. «Con tutto quello che sta succedendo in questi anni, di certo non sono rimasta sorpresa», ha spiegato poi Clark al suo giornale, il Times. «Era ovvio che dovesse succedere, e altrettanto ovvio che dovesse essere il mio libro».

7. L’Italia inaugura i Giochi con la «mossa del pinguino»

imageAmos Mosaner, 26 anni, e Stefania Costantini, 22, della nazionale italiana di Curling

(Guido Santevecchi) Doppia mossa del pinguino. È fatale il riferimento al pennuto glaciale quando si parla del curling italiano, specialità che riscopriamo ogni quattro anni come oggetto misterioso. Ma che dà belle emozioni ed è molto televisivo. Amos Mosaner si aspettava la prima domanda, era inevitabile: che cosa pensa di quel film, La mossa del pinguino? «L’ho visto e mi è piaciuto, anche se non spiegava le regole e le complessità di questo sport, ha avuto il merito di averlo fatto conoscere a tanta gente». Risponde con cortesia, senza sentirsi snobbato da chi non capisce le difficoltà del suo sport, questo ragazzo trentino così bravo da essere diventato il primo (semi)professionista del nostro curling grazie al gruppo sportivo dell’Aeronautica militare che lo ha accolto.

In coppia con Stefania Costantini, che lavorava in un negozio di abbigliamento di Cortina prima di entrare nelle Fiamme Oro, hanno aperto l’avventura della spedizione italiana nelle competizioni di Pechino. Nel migliore dei modi, con due vittorie. E naturalmente con mossa del pinguino all’ultimo respiro (ci perdoneranno il gioco di parole da tifosi di complemento). Gli azzurri del doppio misto prima hanno spazzato via dal ghiaccio dell’Ice Cube gli Stati Uniti con un notevole 8-4. Seconda partita del girone Round Robin a 10 squadre con la Svizzera, la stessa coppia che quattro anni fa si era portata via l’argento olimpico. La gara è arrivata all’extra-end, i supplementari dove tutto si gioca con otto pietre fatte scivolare sul ghiaccio, quasi come preghiere. E la preghiera di Stefania ha fatto il miracolo: 8-7 per l’Italia.

Amos, avete possibilità di salire sul podio?
L’aviere Mosaner resta con i piedi ben piantati sul ghiaccio, con quelle scarpe speciali che permettono di scivolare senza perdere l’equilibrio e spazzare con vigore davanti alla «pietra», per indirizzarla verso «casa» e fare punti.
«Lottiamo per arrivare tra i primi quattro o cinque. La quarta posizione al termine del girone porta ai play-off e assegna le medaglie. Chissà. Non siamo tra i favoriti, sappiamo che ci aspettano tutte partite che si possono perdere o vincere».

Quanti tesserati ci sono In Italia?
«Circa 500, ma al livello più alto, capaci di competere per la convocazione in nazionale saremo una ventina».

Lei è stato definito il primo professionista di questo sport di nicchia.
«Debbo ringraziare l’Aeronautica che mi ha preso nel gruppo sportivo nel 2017. Da allora posso allenarmi con regolarità e tranquillità. Con Stefania ci alleniamo da un anno e ci troviamo bene professionalmente». Mosaner, classe 1995, bel ragazzo alto 1,97, dice «professionalmente» perché un altro luogo comune del curling vorrebbe le coppie miste unite anche sentimentalmente. Non è così: Stefania, nata nel 1999, molto carina, è fidanzata con un altro.

Quanto ci si allena per essere competitivi?
«Cinque giorni a settimana, più le gare. Passo quattro ore al giorno sul ghiaccio più la palestra, perché da fuori non sembra, ma serve preparazione atletica importante: se devi spazzare molto per indirizzare la pietra lo sforzo lo senti sulle gambe e sulle braccia».

Torniamo alla mossa del pinguino. Il curling azzurro è inseguito dalla faccenda del film stralunato e romantico che nel 2013 raccontava l’illusione di due amici romani, convinti della facilità di andare alle Olimpiadi con il curling: «Ci qualifichiamo facile, tanto chi ci gioca a curling? E comunque è come bocce sul ghiaccio». Naturalmente, anche questa specialità sportiva richiede tecnica, conoscenza, applicazione e abnegazione: gli aspiranti olimpionici di Cinecittà messi in scena da Claudio Amendola vengono stracciati nelle qualificazioni. Ma si godono la gloria di segnare un unico punto con una giocata dell’ultimo secondo: la mossa del pinguino.

8. Chi è Joshua Wander, l’americano che vuole riportare il Genoa ai vertici del calcio
editorialista
di mario gerevini, inviato a genova

Da Miami a Genova per trasformare il più antico club calcistico italiano (per anno di fondazione) nel più giovane (per età della rosa), cambiandone i connotati, cancellando il cronico deficit finanziario e puntando all’Europa nel giro di 4-5 anni. È il Genoa disegnato da Joshua Wander, l’americano di Miami che con 777 Partners, a metà novembre, ha firmato l’acquisizione da Enrico Preziosi. Progetto ambizioso, progetto «Wanderman». «Di lungo termine», sostiene più volte l’uomo d’affari, facendo intendere che non è una toccata e fuga speculativa. «Voglio che la società torni alla normalità: pagare i fornitori nei tempi previsti, i debiti regolarmente, che non ci siano tensioni nella contabilità. Questo è il primo obiettivo».

imageJoshua Wander, 40 anni, cofondatore di 777 Partners e proprietario del Genoa (foto LaPresse/Tano Pecoraro)

Tra il dire e il fare, intanto, c’è il mare di fronte alla splendida villa Rostan, cinquecentesca sede (in affitto) del club, dove il businessman della Florida, 40 anni, in elegante vestito blu con cappellino da baseball, racconta chi è e che cosa vuol fare, affiancato dall’ingegnere spagnolo Andres Balzquez Ceballos, 51 anni, nuovo amministratore delegato in tandem con il confermato Alessandro Zarbano. Prima fondamentale questione: il dna di 777 Partners. «Non è un fondo di investimento, siamo una holding che ha due soli soci: io e Steven Pasko (72 anni, anch’egli entrato nel cda del Genoa, ndr)». In altre parole non gestiscono denaro altrui, solo i loro capitali: così garantisce Wander. E dunque hanno un’impostazione imprenditoriale di più lunga gittata.

Quartier generale a Miami e sede legale in Delaware, 777 Partners ha in portafoglio circa 50 aziende (per lo più finanziarie e assicurative) per un valore totale «di quasi 8 miliardi». Ma sul loro sito, probabilmente da aggiornare, c’è scritto 3 miliardi. «Io e Pasko — racconta Wander — abbiamo costruito il business negli ultimi 6 anni partendo da zero». È una scalata incredibile per due soli finanzieri, vuol dire avere enormi disponibilità di capitali (o di credito). A dicembre, tra l’altro, 777 Partners ha raddoppiato gli ordini a Boeing, acquisendo altri 30 jet 737 Max. Un’operazione che da sola vale 3,7 miliardi di dollari.

Scendiamo a Genova. «Abbiamo già messo 35 milioni nelle casse del club e questo ci ha permesso di chiudere in utile il bilancio al 31 dicembre 2021. Ma non siamo qui per rincorrere l’equilibrio di bilancio ogni anno, sarà la regola: diventeremo un gruppo autosufficiente, in grado di fare il migliore scouting, con un’accademia, un centro sportivo, infrastrutture mediche all’avanguardia, portando gli atleti in una sistema integrato di altissimo livello che li assiste (anche sui social), li fa crescere, ne migliora le prestazioni e li valorizza. Questo di per sé crea valore: sono le plusvalenze che ci interessano».

Il messaggio ai tifosi è ponderato. «Puntiamo all’Europa, ma con giudizio, non vendiamo fumo: tra 4-5 anni ce la possiamo fare». Ci vogliono tempo e investimenti. Il primo passo è in corso: sistemare la società in ogni suo ingranaggio. La nuova politica sulle compravendite dei calciatori, però, è già evidente. «Puntiamo su giovani da inserire nella nostra idea di calcio: gioco aggressivo, veloce, pressing. E la scelta di Johannes Spors come general manager e Alexander Blessin come allenatore va proprio in questa direzione». Shevchenko è già dimenticato ma è ancora a libro paga con altri ex allenatori.

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  • È uscita una nuova puntata di Mondo Capovolto, la newsletter settimanale curata da Sara Gandolfi che racconta quello che accade a Sud dell’equatore: oggi si parla di missioni spaziali sudafricane, di cicloni tropicali, dei 20 anni di Guantanamo e della fuga fra le rose di due dipendenti della Ethiopian Airlines.
  • Il presidente di Cnn Jeff Zucker ha lasciato la rete, costretto alle dimissioni per non aver rivelato la relazione che aveva con una collega. Matteo Persivale racconta il nuovo scandalo che ha colpito l’emittente di Atlanta.
  • Cambia direttore il giornale israeliano che ha sempre sostenuto Netanyahu e, sostengono gli analisti, cambierà anche direzione. Il nostro corrispondente da Gerusalemme Davide Frattini spiega la svolta del quotidiano gratuito Israel Hayom.
  • Ieri Massimo Gaggi ci ha raccontato della megalomania di Jeff Bezos, oggi arrivano nuove conferme: il sindaco di Rotterdam ha annunciato che smantellerà temporaneamente uno storico ponte cittadino per permettere il passaggio del nuovo, enorme yacht del fondatore di Amazon, lungo 127 metri e troppo alto — 40 metri — per passare sotto il Koningshaven.

Grazie per averci letto fino in fondo! Buona giornata,

Andrea Marinelli

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